31/10/2008
Pazienza e Calma
Ampio respiro, allarghi e sollevi la cassa toracica, ti elevi sulle punte, serri le labbra fino a sbiancarle, dilati le narici, alzi il mento e abbassi lo sguardo che si fa serio. Un lungo processo di sensibilizzazione dei tuoi tessuti per chetarli, che non abbiano più a soffrire dalla rabbia. Le bollicine effervescenti che percepivi sui palmi delle mani vanno scomparendo, l’invisibile corrente tiepida che saliva dal basso ventre fin sulla nuca, tra pelle e vestiti, ora non si sente più. La scarica di adrenalina e bile si è dispersa facendo la conta fino a venti. Un tempo bastava chiamare dieci numeri e tutto tornava normale. Oggi hai raddoppiato, ma va ancora bene.
Il ciuffo, quello no, come lo agganci al resto della capigliatura, ridiscende pesante e dondolando ti ricorda la pendola che segna il tuo tempo qua dentro. Domani ti taglio, ammonisci, domani mi rapo a zero e faccio la barba. Però, che peccato sarebbe.
Riprendi a memoria la storia di Pazienza, che aveva una sorella chiamata Calma. Vivevano ai margini di un bosco e non erano affatto felici. Troppi pochi ospiti, troppe poche novità. Pazienza decise un giorno di partire, attraversare il bosco e cercare così nuove compagnie.
Non dovresti, le disse Calma. Se parti non sai cosa troverai, il bosco è famoso per i suoi rovi e i sui lupi. Tra rovi e animali selvatici mi si sono sempre trovata, disse Pazienza. Non è quello che temo.
Si salutarono sulla soglia. Calma alzò la mano, Pazienza le disse di star tranquilla com’era suo solito. Passarono i giorni, poi settimane e alla cinquantaduesima passò anche l’anno. Dall’altra parte del bosco Pazienza vide contadini curvi sui pomodori, li vide prenderli a pedate e massacrarli affondando le suole nel rosso insanguinato della polpa. Chiuse gli occhi per non vedere, ma il suono era sufficiente a farla piangere dalla pena. Corse nel campo, incespicò sporcandosi il vestito, urlò di smetterla, ma quelli non l’ascoltavano. Non sapevano chi fosse, dunque la ignorarono.
Pazienza cercò a parole di convincerli, prima gentilmente, poi sempre con più enfasi e rabbia, fino a urlare e graffiare e uccidere.
Non fu mai così crudele, non lo fu mai più. Decise però che quello che era successo in quel campo non sarebbe più dovuto accadere. Rimase lì a guardia del campo e non fece mai ritorno a casa, dalla sorella che ancora l’aspettava sulla porta. Fu così che Pazienza perse definitivamente la Calma.
Apri il sorriso, traspira il palato, un esercizio respiratorio ma non cerebralmente corroborante. Hai appena capito che il tuo corpo è una radiolina che parla e parla. Ma tu non l’ascolti.
12:01 Scritto da: tapenoon | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: per walter | OKNOtizie |
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