22/11/2011
Filastrocca Allocca
Posato sulla riva del fiume
il corvo rifletteva sulle sue piume
e del perché tutte quelle sue brame
per non aver mai avuto squame.
“Pesce io sarò
se, una per una, mi toglierò
queste piume.
Dovessero nascere e morire cento lune,
ma io lo farò.”
Così ebbe inizio
la sua mutazione,
con l’artiglio e con il becco
si tolse proprio tutto,
ci rimase quasi secco.
Nudo che fu,
levata l’ultima piuma,
il corvo volse il becco all’insù,
guardando alla luna.
Tra le nuvole e il vento,
con suono spento,
con grande portento,
i suoi fratelli gracchiavano ridendo.
Li sentì cantare,
li vide volare,
mentre stavano dicendo:
“Avete visto quel corvo nudo?
sembra un pollo crudo,
col forno che l’aspetta
per cucinarlo in tutta fretta.”
“Ma io sono un pesce!
Vedrete, tra poco mi riesce
di trasformarmi e poi nuotare,
e sott’acqua respirare!”
I corvi sorvolarono
il fiume e se ne andarono.
Gracchiando e sghignazzando
continuando a volare,
senza mai atterrare.
Una trota sollevò
uno spruzzo e si avvicinò
a quell’uccellaccio senza piume,
rimasto solo in riva al fiume:
“Che avete da blaterare
tutti quanti voi lassù
che io ho da fare sì quaggiù:
nuotare e poi mangiare,
schivare e non abboccare
all’amo del pescatore,
che mi cerca e non per amore!”
“Caro pesce,
tu sei uno che mi capisce!
Sto qui ad aspettare
che mi crescano le squame.
Appena sarò pronto,
ti verrò a cercare,
così potremo nuotare,
senza più dover render conto.”
La trota saltò e poi schizzò
l’acqua in faccia al corvo,
che la guardò tutto torvo.
“Sei proprio un ingenuotto,
tu non puoi venir qua sotto.
Le squame non bastano per nuotare
sott’acqua e respirare.”
“Ah no?” disse l’uccello,
che non sapeva neppure quello.
“No, le branchie tu non hai,
senza quelle annegherai.”
“Ahi” disse il corvo “e adesso come faccio?
mi sento già uno straccio.
Ho freddo e molta fame .
E se adesso arriva un cane?
Mi prenderà, mi mangerà,
fino all’osso mi succhierà”.
La trota sorrise come sorridono le trote:
senza labbra, senza rossore sulle gote.
“È probabile che sia,
così come dici tu.
Fossi in te io me ne andrei,
sopra gli alberi o un po’ più su.”
“Ma senza piume come faccio,
morirò seduto e all’addiaccio.”
Da lontano sentirono abbaiare,
fischi e uomini chiamare.
“Pongo, Fido, Bubiiiii,
correte e cacciate in tutti i buchi!”
“Son già qui”
disse il corvo, che non sapeva lì per lì
bene cosa fare,
se non piagnucolare.
Poi d’un tratto si sentì sollevare,
pizzicare la nuca, ma senza fare male.
Guardò in alto,
verso il cielo calmo.
Allora vide una nube d’ali,
liberarlo da tutti i mali.
Piume neri e becchi gialli,
voci rozze ma più belle di cento galli.
Si passavano la voce,
che grassi vermi laggiù alla foce,
aspettassero i loro becchi,
prima d’esser troppo vecchi.
“Andiamo, andiamo!
Verso Sud e poi mangiamo!”
Gridavano cantando,
sollevando spruzzi d’aria
sulla pelle infreddolita,
senza peli e senza dita,
del misero compagno,
che sognava uno stagno,
o almeno un bel bagno.
I cacciatori contemplarono
quello stormo e poi gridarono:
“Ma guardate quei neri corvi,
al sole sembrano vermigli.
E hanno un pollo tra gli artigli!
Dove l’avranno mai rubato?”
La luna già calava,
dell’aurora si parlava,
tra i corvi ormai lontani
dalla trota e dagli umani.
Il corvo nudo e crudo
sollevato come un sacco,
rifletteva sul suo smacco.
E grato per esser stato salvato,
imparò senza primato
che nascer pesce, uccello o pianta
è già di per sé meraviglioso.
e che nessuno va a ritroso.
Tu le scelte le puoi fare,
trasformare e poi cambiare.
Ma la natura è una sola,
tutto, in una semplice parola.
Fortunato tu che sai
già tutto quello che vorrai.
Fortunato tu che puoi
amarti come sei
e così e senza guai
amare tutto quel che fai.
10:05 Scritto da: tapenoon | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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